Quando comunicare la gravidanza al datore di lavoro
A cura di: Redazione
La maggior parte delle donne, prima di comunicare lo stato di gravidanza, aspettano di entrare nel terzo mese. Ovviamente, però, dipende da caso e caso. Scopriamo insieme quando comunicare la gravidanza al proprio datore di lavoro.
Quando una donna scopre di essere incinta, non va incontro solo a controlli e visite mediche. Tra le cose da fare, se la donna è lavoratrice, c’è anche la comunicazione della gestazione al datore di lavoro, in quando ad un certo punto le sarà impossibile fiscamente continuare a lavorare.
Non esiste una regola precisa che indica quando comunicare la gravidanza al proprio datore di lavoro, ma generalmente, se non ci sono problemi fisici che obbligano ad anticipare l’avviso, è consigliato farlo a partire dal terzo mese, in quanto il primo trimestre è il momento più critico per quanto riguarda il rischio di aborti spontanei.
La legge prevede l’obbligo per la mamma lavoratrice di comunicare al datore di lavoro lo stato di gravidanza prima del congedo obbligatorio di maternità, ma il momento preciso sta alla decisione della donna incinta.
Le future mamme, quindi, hanno tempo per annunciare la gravidanza fino a due mesi prima del parto, anche se per correttezza è preferibile dirlo prima.
La scelta va valutata a seconda del caso. Se durante il primo trimestre la donna incinta ha diversi disturbi fisici che le impediscono di lavorare serenamente, è il caso di comunicare la gravidanza al proprio datore di lavoro senza aspettare il terzo mese. Se la futura mamma, inoltre, lavora esposta a sostanze pericolose, che possono nuocere alla salute del bambino, è importante comunicarlo subito, chiedendo di essere trasferite in un reparto diverso dove si possono svolgere mansioni non dannose per lo stato di gravidanza.
La donna incinta può scegliere di comunicare verbalmente al datore di lavoro la gravidanza, e poi in seguito inviare la comunicazione scritta per dare l’annuncio ufficiale.
L’importante è non mettere in difficoltà la propria azienda e dimostrarsi disponibili e sicure di sé, garantendo, se la salute lo permette, la propria presenza fino al congedo di maternità.
La legge italiana tutela la donna incinta e il bambino, garantendo la possibilità di assentarsi dal lavoro per cinque mesi, solitamente due mesi prima del parto e tre mesi dopo la nascita. Se le condizioni fisiche, accertate da un certificato medico, consentono di lavorare fino all’ottavo mese per poi assentarsi l’ultimo mese di gravidanza e 4 mesi dopo la nascita, la mamma può prendere questa decisione, con un’indennità pari all’80% della retribuzione giornaliera calcolata in base all’ultimo mese di lavoro.
La domanda di maternità va presentata all’Inps prima del congedo e non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, andando direttamente in un patronato, telematicamente dal sito dell’Inps oppure chiamando il Contact Center.
Fonte:
laleggepertutti.it
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