Prescolarizzazione: quali sono gli effetti negativi
A cura di: Redazione
Prescolarizzazione significa anticipare il momento in cui i bambini acquisiscono le competenze scolastiche. Nonostante sia un pensiero comune che preparare i bambini alla scuola elementare con esercizi durante l’ultimo anno di scuola materna e anticipare l’inizio della scuola obbligatoria possa portare grandi vantaggi, esistono numerose ricerche che confermano il contrario, sottolineando che la prescolarizzazione puà avere effetti negativi sui piccoli.
Esistono degli studi statunitensi che hanno confrontato le scuole materne in cui è prevista una preparazione accademica con quelle basate esclusivamente sul gioco, sull’esplorazione e sulla socializzazione. I risultati hanno evidenziato che i benefici per i bambini prescolarizzati sono del tutto momentanei e nel tempo tendono a trasformarsi in svantaggi.
Le esperte dell’infanzia Nancy Carlsson-Paige, Geralyn McLaughlin e Joan Almon, in un loro articolo, hanno spiegato che spingere i bambini a fare esperienze educative non adeguate al loro livello di sviluppo o ai loro bisogni può causare dei gravi danni, come ansia, confusione e senso di inadeguatezza. Le esperte hanno, inoltre, sottolineato che non vi sono dati che dimostrano i vataggi a lungo termine della prescolarizzazione, ma ne esistono molti a favore del gioco libero.
La prescolarizzazione porta vantaggi momentanei, che dopo tre o quattro anni si invertono letteralmente, diventando svantaggi che possono causare veri e propri disagi nell’ambito sociale ed emotivo.
Con la crescita si manifestano delle differenze socio-emotive molto significative, e a dimostrarlo sono state delle rilevazioni longitudinali che si sono protratte fino ai 23 anni di età.
I bambini iperscolarizzati hanno la tendenza a diventare giovani adulti più aggressivi, maggiormente portati al contrasto con gli altri e alle liti, e decisamente poco empatici. Tutte caratteristiche che si sviluppano meno nei bambini che hanno avuto una maggiore possibilità di dedicarsi al gioco.
Come sottolineato dagli esperti, il gioco libero consente ai bambini di imparare a relazionarsi con gli altri, a sviluppare dei modelli di responsabilità personale e socializzare. Al contrario delle scuole che puntano sulla prescolarizzazione, in cui i bambini sviluppano modelli molto più competitivi.
Un’indagine tedesca condotta negli anni Settanta aveva dimostrato esiti peggiori a livello scolastico e sociale tra i giovani laureati provenienti da scuole materne basate sulla prescolarizzazione. Il risultato di questa indagine ha spinto ad effettuare un cambiamento nella politica educativa del paese, che ha deciso di favorire ed investire negli asili più orientati al gioco. La stessa cosa è accaduta in Finlandia, dove ad oggi la scuola dell’obbligo inizia a sette anni, con orari brevi e 15 minuti di pausa ogni ora di studio.
Secondo le evidenze scientifiche non esiste alcuna motivazione valida per cui i bambini dovrebbero imparare a leggere a 5 anni, quando imparando negli anni seguenti riescono comunque ad ottenere buoni risultati. Le pressioni scolastiche e la mancanza di gioco portano allo sviluppo di depressione e disturbi d’ansia nei bambini.
Lo piscologo e biologo Peter Gray, autore del best seller “Lasciateli giocare”, ha spiegato che il gioco è il mezzo naturale per educare se stessi, esercitando le competenze necessarie per diventare degli adulti efficaci. Grazie al gioco i bambini imparano ad andare d’accordo, a collaborare, a controllare i propri impulsi e le proprie emozioni, a fantasticare, pensare, sognare e relazionarsi.
Le pressioni e le valutazioni possono inibire l’apprendimento. Esistono diversi studi che hanno dimostrato che le valutazioni e le verifiche possono funzionare con bambini che conoscono già il compito che devono eseguire, ma possono avere l’effetto opposto sui bambini più inesperti e meno abili. Questo significa che vengono avvantaggiati i bambini che sono già abili mentre vengono penalizzati i bambini che hanno un maggiore bisogno di sostegno e di essere spronati.
Fonte:
d.repubblica.it




