Neonati: la marsupioterapia è solo per pochi
A cura di: Redazione
La Kangaroo-mother care (KMC) o marsupioterapia è una pratica per cui i neonati rimangono a contatto pelle a pelle con la mamma o con il papà, indossando solo il pannolino.
Questa pratica rischia di essere garantita solo per pochi neonati e per un tempo ristretto e limitato, nonostante sia inserita nelle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità per migliorare la salute dei neonati prematuri.
Un’indagine di un gruppo di studio per la Care della Società Italiana di Neonatologia ha disegnato il quadro della diffusione della marsupioterapia in Italia.
Le terapie intensive neonatali (Tin), come raccontato dagli autori dell’indagine Claudia Artese, dell’Azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze, e Giuseppe Paterlini, dell’Ospedale San Gerardo di Monza, espone i bambini nati prematuri a molti stimoli motori e sensoriali. Nascere prima del tempo può voler dire fare i conti con i propri organi e il proprio sistema immunitario non ancora del tutto sviluppati e questo espone i piccoli ad un maggiore rischio di infezioni, complicazioni cardiache, respiratorie e neurologiche. Le attenzioni di mamma e papà, accanto alle cure dei medici, possono diventareu na terapia.
La marsupioterapia promuove il contatto tra neonato e genitore fuori dall’incubatrice, sostenendo lo sviluppo neuromotorio dei neonati, riducendo lo stress, regolando il ritmo sonno-veglia, aiutando nella maturazione dello sviluppo neurocomportamentale. In primo luogo riduce la mortalità e la lunga permanenza in ospedale.
Si tratta di una terapia nata a fine anni Settanta, presente nell’assistenza neonatale di tutto il mondo.
Artese e Paterlini per scoprire la diffusione della KMC in Italia hanno condotto un’indagine inviando questionari alle Tin in tutte le regioni che ospitano prematuri più piccoli di 35 settimane.
La KMC viene offerta quasi ovunque, si parla del 90% delle Tin. L’offerta, però, non comporta che poi il servizio venga realmente effettuato. Solo il 61% delle Tin offre l’accesso 24 ore su 24 e di conseguenza è impossibile che il servizio venga sempre e ovunque offerto.
Guido Calciolari, presidente della Onlus Zeropiù Medicina per lo sviluppo e membro del direttivo del gruppo di studio Care, ha spiegato che in Italia è in corso una lotta per l’apertura h24 delle terapie intensive neonatali, così da inserire il neonato nella famiglia e farla partecipare all’assistenza all’interno delle Tin.
La KMC si inserisce in un contesto famigliare, ma i reparti purtroppo non sono sempre accessibili è di conseguenza risulta impossibile garantirne l’applicazione.
Calciolari ha spiegato che più il neonato sta a contatto con un genitore meglio è e questo non vuol dire condannare gli avanzamenti tecnologici che hanno permesso di migliorare la sopravvivenza dei neonati ma di integrare entrambe le modalità di procedura.
Il cervello si sviluppa grazie all’interazione con l’ambiente esterno. Se questo è stressante, se il distacco dalla mamma è lungo, i rischi sono sempre maggiori. Se una procedura consente il contatto con il genitore può favorire il corretto sviluppo del neonato e dargli maggiori possibilità di avere una buona qualità di vita.
Questa terapia porta grandi benefici anche alla neomamma in quanto può attenuare la sensazione di disagio e stress che compare dopo un parto prematuro, aumentando anche la sua disponibilità di latte e quindi agevolando l’allattamento.
Fonte:
repubblica.it
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