Neonati: la campagna “Non scuoterlo!” di Terre des Hommes
A cura di: Redazione
Terre des Hommes ha creato la prima campagna nazionale per la prevenzione della Sindrome del Bambino Scosso, chiamata “Non scuoterlo”, per informare su un atto che troppo spesso molti genitori fanno senza rendersi conto delle conseguenze gravi a cui può portare.
Il pianto dei neonati, a volte, può provocare effetti negativi, risultando insopportabile, soprattutto se prolungato e se chi si prende cura di lui non è ancora in condizioni psicologiche stabili. Questo, purtroppo, spesso spinge le persone che si prendono cura di neonati a scuoterli con forza, praticando il gesto chiamato “Shaken Baby Syndrome” (Sindrome del Bambino Scosso), che può portare a conseguenze gravissime, come disabilità o morte.
Questa sindrome, negli Stati Uniti, ha un’incidenza di 30 bambini ogni 100.000 nati ogni anno. In Italia non vi sono dati, ma il fenomeno purtroppo esiste anche qui e nel resto del mondo.
Stiamo parlando di una grave forma di maltrattamento fisico nei confronti dei neonati, quando il bambino viene scosso dal genitore o da chi se ne prende cura, come se fosse l’unica reazione possibile ad una crisi di pianto.
Antonio Urbino, Direttore della S.C. di Pediatria d’Urgenza, Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, ha spiegato che fino ai 18 mesi di vita il pianto dei neonati può essere particolarmente prolungato e inconsolabile, senza essere legato ad un malessere specifico. Solitamente succede la sera, con un picco verso il secondo mese di vita, e una diminuzione drastica intorno all’anno. I genitori devono essere informati sul pianto del bambino, per adottare strategie corrette per riuscire a mantenere la serenità e l’equilibrio mentale per potersi prendere cura del proprio bambino e imparare a riconoscere i suoi bisogni.
Stefania Losi, Responsabile del Servizio GAIA (Gruppo Abusi Infanzia Adolescenza) del Meyer di Firenze, ha spiegato che tutti i casi di SBS hanno delle caratteristiche comuni che permettono ai genitori di accorgersi che qualcosa non va. Solitamente i neonati, quando arrivano in ospedale, sono iporeattivi o letargici, possono avere ipotonia o rigidità, difficoltà respirtore, crisi o convulsioni, oppure essere solo irritabili. Poi emerge che hanno avuto pianti frequenti e insistenti, sonni prolungati, difficoltà a mangiare, vomito, apnea e tremori.
I maggiori casi di SBS sono tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, quando il pianto dei neonati è inconsolabile, quando il bambino non ha ancora il controllo del capo e la testa è pesante rispetto al corpo. Il cervello, se scosso, si muove dentro il cranio, e la struttura ossea è particolarmente fragile.
Le conseguenze della Sindrome del Bambino Scosso possono essere gravissima, come il coma, la disabilità o la morte.
Melissa Rosa Rizzotto, medico di comunità nel Centro regionale per la Diagnostica del Bambino Maltrattato di Padova, ha spiegato che quando i neonati vengono scossi la testa e il cervello subiscono forxe di accelerazione e decelerazione che possono provocare danni ai neuroni e alle fibre nervose, così come ai vasi sanguigni intracranici e agli occhi. Di conseguenza c’è un’alterazione di coscienza e funzioni vitali immediata, con difficoltà respiratorie e rallentamento del battito. Se questa fase viene superata e non si va incontro alla morte, si possono manifestare emorragie cerebrali, spinali e retiniche, oltre a sofferenza ipossica acuta del cervello, con edema cerebrale e, atrofia del cervello e morte dei neuroni che hanno sofferto di più.
Cristina Cattaneo, medico legale dell’Università degli Studi di Milano, ha aggiunto che si può arrivare alla morte in quanto il movimento del cervello rispetto all scatola cranica durante lo scuotimento può provocare la lacerazione di alcune vene tra le due strutture provocando emorragie.
In molti si chiedono come è possibile che un genitore arrivi a tanto, ad un gesto così violento e di maltrattamento nei confronti del proprio figlio.
Alessandra Kustermann, direttore del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, ha spiegato che spesso i genitori hanno molte difficoltà a capire che un figlio, pur amato e desiderato, può mettere a dura prova la loro capacità di trattenere la rabbia, la frustrazione, il senso di impotenza, soprattutto nei momenti di pianto incontrollato. I neo genitori vanno educati per un comportamento corretto, ma questo non è facile visto che durante le prime esperienze genitoriali sono spesso soli. L’informazione, comunque, è molto importante per prevenire questa sindrome, e i genitori devono imparare a chiedere aiuto.
In Italia questo fenomeno non è ancora molto conosciuto, ma nonostante questo, come ha spiegato Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes, le strutture ospedaliere più avanzate per la diagnosi precoce del maltrattamento sui bambini confermano la necessità di un’azione informativa per la prevenzione di questa sindrome.
Per questo motivo è stata lanciata la prima campagna di sensibilizzazione sulla Sindrome del Bambino Scosso, “Non scuoterlo!”, con uno spot tv e il sito nonscuoterlo.it, con tutte le informazioni utili.
Lo spot tv vede come protagonista volontario Alessandro Preziosi, ed è stato realizzato con la collaborazione di vari ospedali, sotto il patrocinio dell’Autorità Garante Nazionale per l’Infanziza e l’Adolescenza. È stato realizzato dall’agenzia 5hort e dalla casa di produzione Visionaria Film diMIlano, e sarà trasmesso dal 13 al 19 Novembre su La Tv della Metropolitana di Milano, Roma e Brescia, e sul circuito Discovery Italia.
Questo per rendere ben chiaro a tutti i genitori un messaggio molto importante per la vita dei neonati: “Non scuoterlo!”.
Fonte:
repubblica.it
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