Le quattro fasi del parto
A cura di: Redazione
Il parto viene diviso in quattro fasi: prodromica (preparazione), dilatante, espulsivo e di secondamento (espulsione della placenta).
La fase prodromica è la fase di preparazione. In questa fase i tessuti della donna si preparano all’uscita del bambino. La durata di questa fase può essere di poche ore o di qualche giorno, spesso inizialmente non dà segnali precisi per cui non sempre si riesce a stabilire quando inizia. In alcuni casi passa inosservata, mentre in altri è accompagnata da contrazioni preparatorie. Esistono anche altri segnali, come la perdita del tappo mucoso, che può essere accompagnato da senso di spossatezza e da episodi di dissenteria.
La fase dilatante è il vero inizio del travaglio, quando solitamente si va in ospedale. In questa fase cambia la tipologia di contrazioni, che sono più regolari e più dolorose. Il vero travaglio presenta contrazioni che si verificano ogni cinque minuti e che durano dai quaranta ai sessanta secondi. Se il travaglio è fisiologico le donne possono restare nella camera dell’ospedale e fare tutto ciò di cui hanno bisogno per sopportare il dolore e facilitare la dilatazione.
I tempi di questa fase cambiano da donna a donna e dipendono da diversi fattori, come le caratteristiche fisiche della mamma, le caratteristiche fetali, il luogo in cui avviene il parto e le modalità di assistanza. Solitamente, secondo le linee guida inglesi, il primo parto difficilmente ha un travaglio superiore alle 18 ore e nei parti successivi si parla di 12 ore.
La fase espulsiva del parto è il momento della nascita, quando il feto percorre il canale del parto per uscire dal pancione. Prima di questa fase c’è un momento di transizione, o latenza, ovvero una sorta di pausa prevista dalla natura prima del momento finale del parto. Dopo questo intervallo la donna inizia a provare i premiti, ovvero la sensazione naturale di spingere che va assolutamente assecondata, cercando la posizione che consente di spingere meglio. La durata di questa fase è variabile, nel primo parto solitamente dura due o tre ore, nei parti successivi è più veloce.
La fase del secondamento avviene dopo la nascita del bambino, quando si recide il cordone ombelicale. Alcuni lo fanno subito altri aspettano che il cordone smetta di pulsare. L’ultima fase del parto è il secondamento, ovvero l’espulsione della placente, che avviene solitamente nel giro di 15 o 20 minuti. Una volta uscita la placenta è il momento della sutura di eventuali lacerazioni avvenute durante il parto.
Questo è il momento in cui, se non vi sono complicazioni, la mamma può finalmente stringere tra le braccia il suo bambino. Solitamente le mamme rimangono in sala parto con il loro bambino per due orette, il tempo necessario per mettere in atto i meccanismi fisiologici di contrazione dell’utero che aiutano a ridimensionarlo e ad evitare le emorragie.
Questo momento è di fondamentale importanza perché consente alla mamma e al bambino di conoscersi, scoprirsi, stabilire un contatto pelle a pelle e creare un legame speciale.
Fonte:
nostrofiglio.it
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