Gravidanza: stress e umore materno hanno effetti sullo sviluppo del bambino
A cura di: Redazione
Il passaggio alla maternità è un momento molto importante nella vita di ogni donna, che vive un periodo di emozioni contrastanti e grande vulnerabilità.
La gravidanza e il post partum sono momenti molto stressanti e durante questi mesi possono manifestarsi disturbi d'ansia e depressione.
L'insorgenza della depressione in gravidanza o nel post partum è influenzata da vari fattori di rischio, come componenti biologiche, caratteristiche psicologiche, la vita della donna incinta, l'ambiente relazionale, lo scarso supporto da parte del partner ed eventuali complicanze durante il parto.
Negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato l'associazione tra sintomi di stress, ansia e depressione in gravidanza e le alterazioni fisiologiche e comportamentale dei bambini nella prima infanzia e a lungo termine. È da chiarire se si tratta di un'associazione causale.
Lo studio EDI (Effetti della Depressione sull'Infante), nato in collaborazione tra l'IRCCS Medea e il Research Department of Clinical Educational and Health Psychology dell'University College di Londra, ha studiato gli effetti dello stress in gravidanza sullo sviluppo del bambino.
Sono state analizzate 110 coppie mamma e bambini sani per uno studio longitudinale che li ha seguiti a partire dalla gravidanza fino al terzo anno d'età del bambino
La ricerca ha studiato l'influenza delle variazioni nei sintomi di stress, negli ormoni dello stress e nei marcatori infiammatori materni sullo sviluppo infantile.
Alle donne durante il terzo trimestre di gravidanza è stato chiesto di compilare due questionari per valutare eventuali sintomi ansiosi e depressivi e di effettuare dei prelievi di sangue e saliva per quantificare i livelli dei markers infiammatori e di biomarcatori dei sistemi di risposta allo stress.
I neonati sono stati valutati tra le 48 e le 72 ore dal parto per misurare la risposta comportamentale e fisiologica al test di screening.
I risultati dello studio, pubblicato su "Psychoneuroendocrinology", hanno svelato che alti livelli di cortisolo materno in gravidanza predicono una risposta alterata allo stress nel neonato, ovvero una reattività comportamentale marcata e una reattività fisiologica al test di screening ridotta.
L'esposizione prenatale ad alti livelli di Interleuchina-6 materna è stata associata ad una minore circonferenza cranica nel neonata, mentre i livelli di alfa amilasi sono stati associati al peso alla nascita.
I fattori prenatali correlati alle alterazioni nello stress materno sono associati alla crescita fetale e alla reattività neonatale allo stress.
Sarah Nazzari, ricercatrice nell'ambito della Psicopatologia dello Sviluppo presso il polo di Bosisio Parini dell'IRCCS Medea, ha spiegato che lo studio ha valutato cosa avviene a livello dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene e nel sistema nervoso simpatico e nel sistema di risposta infiammatoria che possono essere alterati in donne stressate o depresse in gravidanza.
Alessandra Frigerio, responsabile dello studio EDI, ha spiegato che quello che vogliono valutare è se le alterazione si mantengono durante i primi anni di vita e come l'ambiente nel quale il bambino cresce e la relazione con la mamma possono moderare l'impatto dei fattori di rischio prenatali .
Lo scopo sarà quello di mettere a punto delle strategie di prevenzione e di intervento tempestivo per aiutare le mamme e i bambini a stare bene.
Fonte:
lastampa.it
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