I genitori devono imparare a dire no ai bambini
A cura di: Redazione
Molti genitori, in varie occasioni, non riescono proprio a dire "no" ai propri figli perché hanno paura di sembrare poco disponibili o per timore di entrare in conflitto con loro. I "no", in realtà, sono indispensabili per educare i bambini e renderli autonomi.
I "no" cambiano in base all'età dello sviluppo del bambino e rispondono ad una serie di esigenze di crescita ben precise. Durane la prima infanzia il "no" è quello del divieto e aiuta i bambini a costruire una segnaletica di base. Tra la prima e la seconda infanzia si parla di "no" associati al limite, per arginare la sete di conoscenza e la voglia di esplorare il mondo. Nella pre-adolescenza, invece, riguardano la regola, per aiutarli ad orientarsi nel mondo e diventare autonomi consapevolmente.
Paolo Ragusa, responsabile formazione del Centro PsicoPedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti, counselor e formatore, su nostrofiglio.it ha svelato le modalità con cui i genitori possono imparare a dire no ai bambini.
Esistono dei no che aiutano i bambini a creare la propria segnaletica di base in modo da riuscire a muoversi nello spazio. Il "no" è il segnale principale di questa segnaletica. I genitori devono stabilire delle regole per aiutare i bambini a crescere nel modo migliore.
Se il bambino riceve i principi base della segnaletica, sa dove andare e come comportarsi. È molto importante per educarli all'autonomia insegnando loro il segnale di divieto.
L'esagerazione non va mai bene, per cui non bisogna esagerare con i "no". Non deve essere detto per convenienza o in ogni altra occasione non sia utile a supportare l'autonomia dei bambini.
I "no" danno la misura e permettono al bambino di riconoscere i propri limiti. I piccoli hanno bisogno di indicazioni sugli spazi da usare e non usare, sulle cose che vanno o non vanno fatte. Il "no", quindi, deve essere utile. Spesso gli adulti dicono molti "no" in più per convenienza e per evitare situazioni spiacevoli. In realtà bisogna dirlo solo quando necessario.
I bambini iniziano a capire il "no" quando cominciano ad usarlo anche loro. Esiste una corrispondenza molto forte tra ciò che il bambino usa e ciò che può recepire.
Intorno ai due anni i bambini fanno un uso molto frequente del "no" e in questa fase possono anche riceverlo. È l'età in cui inizia una certa autonomia e il "no" lo aiuta a costruirla.
I "no" che aiutano a crescere sono quelli contestualizzati all'interno delle varie fasi della vita del bambino. Il "no" di divieto va bene fino ai 4 anni. Dopo, prende una forma più simile alla regola per gestire i movimenti della crescita.
Esistono alcuni "no" strutturanti dal punto di vista evolutivo, come ha spiegato l'esperto.
Il "no" della pre-adolescenza diventa una vera e propria regola. I "no" possono servire anche ad evitare la solitudine e l'isolamento.
Fonte:
nostrofiglio.it
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