Depressione post partum: mai lasciare da sole le donne dopo il parto
A cura di: Redazione
Una donnaa di Savona, dopo un mese dalla nascita del figlio, ha riportato il bambino in ospedale spiegando di volerlo lasciare lì in quanto si sentiva non in grado di essere una buona mamma.
Il personale medico l’ha trattenuta in ospedale per aiutarla a superare questo momento di difficoltà e di depressione post partum. Il primario ha spiegato che questa mamma si è resa conto della situazione e prima che potesse accadere qualcosa di brutto ha avuto la prontezza di andare a chiedere aiuto. Si tratta di un atto molto importante.
Non sempre, però, le neomamme hanno questa consapevolezza o un sostegno alle spalle che le possa aiutare a capire che non c’è nulla di male nel chiedere aiuto. In alcuni casi va decisamente peggio.
La depressione post partum non è un problema isolato e per questo non deve essere assolutamente sottovalutato, anche perché parte da una sorta di depressione perinatale che nasce mentre la donna è incinta.
Franca Aceti e Nicoletta Giacchetti, psichiatre della Sapienza, Policlinico Umberto I di Roma, hanno spiegato che si tratta di un sintomo depressivo che nasce dentro una donna che deve superare un passaggio esistenziale, un cambiamento sconvolgente. Questo sintomo spesso viene anche associato alle esperienze che questa donna ha avuto con la propria madre.
Nessuna donna è immune alla depressione post partum, che può manifestarsi a qualsiasi età. Le donne in età più avanzata, per esempio, vedono il figlio come un oggetto di realizzazione dei propri desideri e tendono a pensare che si adatterà lui ai bisogni della madre. Essendo questo impossibile, spesso il bambino può essere considerato come un intralcio.
Le avvisaglie della depressione compaiono in gravidanza, come un’eccessiva ansia oppure l’insonnia. Subito dopo la nascita si possono avere dei sintomi di depressione post partum, ma si accentuano in modo particolare dai tre mesi di vita del bambino finno al primo anno d’età.
Le psichiatre hanno sottolineato che questi segni devono essere subito presi in considerazione, e questo è possibile grazie alle campagne di sensibilizzazione. Riuscire ad arrivare da uno psichiatra è un passo davvero importante, che porta nelle donne una forte paura che qualche assistente sociale possa togliere loro il bambino. Per questo moltissime donne non sono pronte a fare questo passo.
Se vengono coinvolti i medici e i ginecologi, invece, tutto risulta più naturale perché ci sono dei contatti diretti e frequenti.
Spesso bastano dei semplici dialoghi o degli interventi mirati per evitare la nascita di sensi di colpa nelle donne. Non è sempre il caso di un intervento farmacologico.
La psicologa dell’età evolutiva e consulente di coppia Elisa Caponetti ha spiegato che spesso i sintomi sono sottovalutati dalla stessa donna durante la gravidanza. Questo rende tutto più difficile. Per questo l’aiuto e il sostegno della famiglia e del partner sono essenziali. Una donna si ritrova a dover far coincidere i ruoli di madre, donna e moglie, e non è certo facile. Un aiuto è sempre molto importante.
La depressione post partum si manifesta con sintomi differenti e soggettive. L’umore può risultare più depresso, il senso di colpa e di solitudine cresce e diminuisce la gioia e l’interesse nel fare le attività che prima si facevano con grande entusiasmo. Inoltre, le alterazioni del peso, l’insonnia e la stanchezza facile sono altri campanelli d’allarme.
Può avere conseguenze su diversi livelli, ma un’attenzione particolare va posta sulla relazione madre-figlio.
Le sa neomamma non manifesta fin da subito una naturale attenzione nei confronti dei bisogni primari del bambino questo potrebbe dimostrare un attaccamento molto meno sicuro. La neomamma deve rispondere ai bisogni del bambino il prima possibile, per evitare che a lui venga naturare un comportamento irritabile.
La cosa fondamentale, che tutti quelli intorno alle neomamme devono ricordare, è di non lasciarle mai sole. Ogni donna, dopo il parto, ha bisogno di sostegno, sia da parte del compagno, che da parte della famiglia e degli amici. E, se è il caso, non bisogna vergognarsi nel decidere di chiedere aiuto a dei medici.
Fonte:
vanityfair.it
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